Carpe diem. Un intenso Alessio Boni legge Orazio

Roma-Teatro Argentina. Un’unica serata dedicata al poeta lucano Quinto Orazio Flacco ha emozionato sabato scorso un nutrito pubblico amante delle cose belle. A interpretare i versi di oltre 2000 anni fa, la voce e la fisicità di Alessio Boni sul palco insieme a Oscar Bonelli, in un connubio perfetto tra parola e musica intriso di pathos, grazie anche alle antiche sonorità di strumenti sapientemente scelti per trasportare tutti i presenti altrove, in un tempo passato. Le liriche – tratte dalle Odi, dagli Epodi, dalle Satire e dalle Epistole – narrano la storia e i costumi di Roma ai tempi di Orazio: dal padre liberto a Gaio Clinio Mecenate, amico dal profondo legame; dagli arrampicatori sociali alle donne; dalla casa in Sabina alla politica e alla guerra, passando per i rapporti con l’Imperatore Augusto. Un affresco dell’epoca, dove compare la nostalgia per la natìa Lucania, i reconditi sentimenti del poeta, le sue paure, i desideri. Dulcis in fundo, un intensissimo Alessio Boni che recita la fugacità della vita in Carpe diem. E il pubblico è subito rapito. (in apertura Alessio Boni, ph_courtesy of Ufficio Stampa Teatro di Roma; a seguire: gli affreschi del Teatro Argentina, ph_courtesy of Marina De Benedictis. Tutti i diritti riservati).

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COGLI L’ATTIMO CHE FUGGE
Orazio, il poeta lucano alla corte di Augusto
Regia Pino Quartullo
Concertato a due con Alessio Boni, la parola
Oscar Bonelli, la musica
Traduzione, adattamento e testi originali di Margherita Gina Romaniello
Produzione ESPERANTO COMMUNICATION

Carpe diem
Tu non chiedere, non è lecito saperlo, quale fine gli dei abbiano dato a me e quale a te, o Leuconoe, e non consultare gli oroscopi babilonesi. Come sarebbe meglio sopportare qualunque cosa sarà, sia che Giove abbia concesso molti inverni sia che ci abbia concesso come ultimo quello che ora fiacca il mar Tirreno sulle opposte scogliere: sii saggia, mesci i vini, e in breve tempo tronca la lunga speranza. Mentre parliamo, fuggirà il tempo invidioso: carpe diem, quanto meno fiduciosa possibile nel domani.