Glasstress in Fondazione Berengo. A parlar di arte e rock con Enrico Ruggeri e la sua opera Waterwar

Alla Fondazione Berengo Art Space di Murano è in corso la mostra collettiva Glasstress_State of Mind. E a sorpresa, fra gli Artisti, espone per la prima volta anche Enrico Ruggeri con la sua opera “Waterwar”. Abbiamo voluto approfondire, parlando di creatività insieme a un uomo eclettico che spazia dalla scrittura alla musica, passando per la conduzione televisiva e l’arte contemporanea. Il tutto sempre condito da una graffiante nota rock.

Enrico, parlaci della tua prima opera d’arte contemporanea Waterwar. Nella scena vediamo dei guerrieri in vetro soffiato “l’un contro l’altro armato” che si danno battaglia per un bicchiere d’acqua. Argomento quanto mai drammaticamente attuale.
La mia idea in realtà era in fieri già nel lontano 2015, in tempi non sospetti. Waterwar prende poi vita dall’incontro con Adriano Berengo e i Maestri vetrai di Murano. Berengo mi ha stimolato a fare qualcosa per la mostra Glasstress partendo dal tema della fragilità. L’idea era di creare un esercito atemporale, collocato fra passato e presente mentre lotta per conquistare l’acqua.

Sembra infatti di assistere a una scena di battaglia “vetrificata” in tempi antichi e nello stesso momento direi anche nel futuro.
Ed è proprio così. I guerrieri simboleggiano qualcosa di ancestrale e di mitologico, ma totalmente fuori dal tempo.

Come è stata realizzata Waterwar?
Ho parlato con i Maestri vetrai che si sono messi all’opera per realizzare la mia idea, seguendo le mie indicazioni. Io ho specificato ciò che non doveva essere: non doveva essere identificata in nessun modo né l’epoca né il luogo della battaglia. Tutto doveva risultare incollocabile. E grazie all’abilità dei Maestri la mia idea si è fatta materia con la creazione di questi due eserciti, uno bianco e uno nero a ricordare anche una partita di scacchi.

Secondo te chi vince questa partita?
Non c’è alcun vincitore, come in ogni guerra.

Parliamo un po’ di arte altrui.
L’arte è affascinante. Quando rappresentava un modo di avvicinarsi alla realtà, come ad esempio con Cimabue o Giotto, era oggettiva. Da Caravaggio, secondo me, si è fatto un salto in avanti dando importanza più alla parte psicologica, al di là dell’aspetto tecnico. Si comincia a intuire anche l’anima dei personaggi. Un’altra evoluzione si è manifestata con le espressioni dell’arte metafisica. Invece con Andy Warhol si genera un vero spartiacque: elevare a opera d’arte gli oggetti di un mondo consumistico – come per Campbell’s Soup Cans – è stato il più forte messaggio anticonsumismo, in grado di fotografare una realtà della quale era intriso l’Artista stesso.

Mi sembra di capire che Warhol è uno dei tuoi preferiti.
Sì, perché è uno di quegli artisti maggiormente confinanti con il mondo della musica.

A questo proposito, quali sono per te gli Artisti più “rock”?
Sicuramente tutti quelli che hanno realizzato le cover dei vinili, quando avevano la massima possibilità di espressione in una doppia apertura della copertina. Cosa impossibile con il cd e meno che mai con il digitale. In primis voglio ricordare proprio Warhol, che disegnò una banana per una mitica cover dei The Velvet Underground and Nico.

Qualche altro nome?
L’iconica cover dei Rolling Stones, con l’immagine “tongue and lips” per “Blue & Lonesome”, nata dall’estro di John Pasche. Oppure la copertina dell’album “Diamond Dogs” di David Bowie, disegnata dall’Artista Guy Peellaert che ritrae il Duca Bianco metà uomo e metà cane.

E tu come nutri la tua creatività?
Con tutto quello che faccio: scrivo, suono, creo. Sono tutte espressioni della mia personalità.

Qual è il fil rouge di tutte le tue creazioni?
Raccontare delle storie. La vita delle persone è sempre interessante per me, sia che io scriva un romanzo, prepari un album o crei un’opera come Waterwar: qui l’aspetto centrale è la vita di una comunità.

Per finire, ho per te due frasi espresse da due grandi Artisti. Marc Chagall diceva: “Se creo qualcosa con il cuore, molto facilmente funzionerà; se invece uso la testa sarà molto difficile”. Mentre Alda Merini: “La depressione è un discorso puro sulla creatività”. Cosa ne pensi?
Sono d’accordo con Chagall: il cuore è la scintilla. Però bisogna dire che la tecnica è fondamentale per creare. Riguardo la Merini, è vero anche questo suo diverso punto di vista, ma la depressione deve diventare un motore e non un buco nero. Come dice José Mourinho, “il rumore dei nemici” mi esalta e nel mio caso mi spinge a fare ancora meglio.

Glasstress 2022_State of Mind
Evento a latere della LIX Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, Glasstress è alla sua settima edizione. La collettiva riunisce quest’anno 40 Artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo, invitati a esprimersi sul tema della fragilità, generando nuovi linguaggi creativi attraverso il confronto con l’antica arte del vetro soffiato. La mostra è anche una occasione per poter osservare i Maestri vetrai di Murano all’opera nell’adiacente studio di soffiatura del vetro, arte millenaria che la Fondazione Berengo si impegna a difendere, conservare e rivitalizzare con interessanti iniziative. Glasstress è a cura di Adriano Berengo – Presidente di Berengo Studio e di Fondazione Berengo – e Koen Vanmechelen, con il contributo di Ludovico Pratesi.
(Nelle immagini: in apertura, ph credit Francesco Allegretto, la scena di battaglia di Waterwar dove due eserciti archetipici si contrappongono per conquistare l’oro blu: un bicchier d’acqua che campeggia in un luogo desertificato; a seguire, ph credit Francesco Allegretto, close-up su uno dei guerrieri atemporali in vetro soffiato. In chiusura, ph credit_Nunzio Foti, IG fotonunziofoti: uno scatto pieno di pathos che ritrae Enrico Ruggeri sul palco. Si ringrazia: Stefania Alati_Artsite; Fondazione Berengo; Anna Ferrarese_MadagascarCommunication)

Gli Artisti della collettiva
NEW ARTISTS: Maria Thereza Alves (Brasile), Vanessa Beecroft (Italia), María Magdalena Campos-Pons (Cuba), Judy Chicago (Stati Uniti), Chiara Dynys (Italia), eL Seed (Francia), Endless (Gran Bretagna), Leandro Erlich (Argentina), Ryan Gander (Gran Bretagna), Sibylle Peretti (Germania), Alexander Evgenievich Ponomarev (Russia), Laurent Reypens (Belgio), Enrico Ruggeri (Italia), Liam Scully (Gran Bretagna), Paloma Varga Weisz (Germania), Osman Yousefzada (Gran Bretagna).
RETURNING ARTISTS: Monira Al Qadiri (Kuwait), Ayman Baalbaki (Libano), Tony Cragg (Gran Bretagna), Jimmie Durham (Stati Uniti), Jan Fabre (Belgio), Josepha Gasch-Muche (Germania), Kendell Geers (Sud Africa), Marya Kazoun (Libano/Canada), Brigitte Kowanz (Austria), Karen LaMonte (Stati Uniti), Tomáš Libertíny (Repubblica Slovacca), Massimo Lunardon (Italia), Federica Marangoni (Italia), Prune Nourry (Francia), Anne Peabody (Stati Uniti), Jaume Plensa (Spagna), Laure Prouvost (Francia), Thomas Schütte (Germania), Sean Scully (Stati Uniti), Lino Tagliapietra (Italia), Tim Tate (Stati Uniti), Koen Vanmechelen (Belgio), Erwin Wurm (Austria), Rose Wylie (Gran Bretagna).

Glasstress 2022_State of Mind
Sino al 27 novembre 2022
Fondazione Berengo Art Space
Campiello della Pescheria 4, Murano (VE)
Orario: 10.00-17.00 (mart. – dom.; no lun.). Ingresso libero
www.berengo.com
www.fondazioneberengo.org
www.enricoruggeri.me