Ikebana Ohara. Brezza di lago, rondine in volo, giardino segreto

Lunghi pannelli laccati oro. Vasi di diverse fogge. Elementi vegetali ordinatamente predisposti per diventare composizioni sublimi. Inizia così la conferenza-dimostrazione “Ikebana Ohara” del Maestro Ohara Hiroki, con il numeroso pubblico che regala il tutto esaurito giovedì 1 giugno all’Auditorium dell’Istituto Giapponese di Cultura a Roma, al n. 72 di Via Gramsci. Un evento con la co-organizzazione della Scuola Ohara di Ikebana, Ambasciata del Giappone presso la Santa Sede, che sa di masterclass con le narrazioni del Maestro condite di storie personali, riferimenti alla tradizione giapponese, passione per le ortensie blu, similitudini ironiche, poetica della sottrazione e altro ancora, mentre nascono sotto i nostri occhi quattro splendide creazioni. Si inizia in maniera tradizionale: in verticale, con un alto vaso color salvia, salendo verso il cielo immaginario dove svettano imponenti rami di nespolo dalle foglie verde scuro in perfetto contrasto con i frutti sferici color melone, mentre un elemento si protende sulla linea dell’orizzonte in simmetrica rispondenza; alla composizione si aggiunge l’orchidea e l’ortensia per ottenere una perfetta armonia fra alto e basso. Si prosegue poi con la seconda composizione: ancora in verticale, questa volta in maniera più libera, con un vaso geometrico più moderno e dai colori della terra che accoglie torsioni di rami di nocciolo issati come un volo di rondine, insieme alla monstera, le ortensie, i piccoli girasoli e i fiori di alium. Le forme sono tondeggianti ad esaltare per contrasto i lunghi rami di nocciolo che si trasformano in pura linea.

Poi è la volta dei contenitori bassi, dove nascono composizioni vegetali a bordo lago fra canne, nebbia e dolce brezza estiva: ma in realtà siamo sempre in Auditorium, anche se la mente corre libera nella natura prosperosa. Il candido philadelphus e le ortensie riproducono nel terzo ikebana un’immagine lacustre e onirica. E sembra di sentir scorrere l’acqua. Dulcis in fondo, le carnose peonie rosa e bianche disposte dal Maestro nel moribana in tre candidi vasi bassi, insieme a cyrtomium falcatum, astilbe e clematis, a formare una pittura nello stile della Scuola Rinpa come a decorare ventagli e paraventi.
E così si conclude un sogno che conquista lo spirito: come sottolinea il Maestro Hiroki, solo se si apre spiritualmente il dialogo con la natura è possibile compenetrarsi in purezza e percepire ciò che spesso si è perso nel mondo occidentale. Ma ecco che scopriamo, proprio a pochi passi dall’Istituto Giapponese di Cultura, un albero monumentale che ci aspetta con le sue enormi braccia aperte. Per ritrovare se stessi, finalmente fusi nella infinita bellezza. (ph_© Marina De Benedictis: in apertura, il Maestro Hiroki Ohara al termine della dimostrazione, davanti un folto pubblico; a seguire, il bellissimo ikebana sviluppato in verticale; un composit dove emergono i sapienti gesti del Maestro; il close-up sui moribana ricchi di fiori ed elementi vegetali)

Maestro Ohara Hiroki: una lunga tradizione di famiglia
Direttore di Ohara-ryu Research Institute, Vicepresidente di Japan Ikebana Arts Association, Visiting Professor di Taisho University e molto altro, Ohara Hiroki dedica molte energie alla diffusione dell’ikebana nel mondo. La prima mostra di questa arte in Italia risale al 1958, grazie proprio a suo nonno, presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna a Roma. L’ikebana non è solo disporre i fiori in ordine, ma è per i giapponesi la rappresentazione del rapporto tra l’uomo e gli elementi vegetali, la capacità di cogliere “la voce” delle piante che vengono poi scelte e l’attenzione verso il come esse vogliono essere disposte. E’ dunque una dimensione artistica e spirituale al tempo stesso. Inoltre è fondamentale la rapidità di creazione: sia per non rovinare con le mani i fiori, che per fugare i dubbi che possono sorgere in fieri e riflettersi nella composizione stessa. Per questo occorre saper bene cosa fare prima di iniziare un ikebana, dialogare con la natura e con se stessi sviluppando la propria spiritualità. Un’altra regola dell’ikebana è la sottrazione, l’eliminazione dell’eccesso. Per i giapponesi infatti, la sensibilità estetica è legata all’essenzialità: semplificando, anche nella vita, si creano nuovi spazi nell’animo e si possono accettare nuove sfide.

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