Aftershock. L’artivismo di Ai Weiwei al MAXXI L’Aquila

Una scossa di assestamento, la reazione interiore, il contraccolpo psicologico. Sono questi i temi intorno ai quali lavora Ai Weiwei con la sua arte fatta di installazioni, video e foto ad alto impatto emotivo esposte per la prima volta presso il MAXXI L’Aquila in “Afterschock” a cura di Tim Marlow sino al 6 settembre 2026 nel bellissimo Palazzo Ardinghelli. In apertura di mostra, già nella corte della sede, ci immergiamo nella prima opera dell’Artista: è “Camouflage Nets“, un grande telo teso in alto che riflette le immagini mimetiche sulle magnifiche finestre dell’architettura barocca, provocando una esperienza immersiva totale. In primis verso i temi cari ad Ai Weiwei, ovvero le ingiustizie e gli effetti della guerra con le sagome nascoste dei gatti simbolo di tutte le vittime innocenti; e poi verso ciò che verrà dopo, durante la visita a questa esposizione emozionale interamente dedicata all’Artista, architetto e attivista cinese.

Attivismo sociale e interiorità
Si passa quindi al piano nobile dove l’opera, sapientemente allestita in tre sale, ci riporta ai danni umani e fisici del terremoto: in “Straight” – composta da centocinquanta tonnellate di tondini di acciaio recuperati clandestinamente a Sichuan fra le scuole cinesi distrutte dalla scossa di magnitudo 8 che fece 90.000 vittime nel 2008 – notiamo una visibile linea di faglia in contrasto netto con le perfette decorazioni delle prime sale espositive, mentre al contempo emerge un binomio potentissimo con l’evento sismico abruzzese del 2009. All’esterno, infatti, in Piazza Santa Maria Paganica sono ben visibili i monumentali resti della Chiesa tuttora puntellati dalle impalcature. Ma non basta. Sulle pareti della sala, l’Artista ha posto l’elenco dei nomi di 5.197 studenti cinesi che hanno perso la vita a causa del sisma: persone, non numeri, identificate una ad una attraverso una importante indagine civile che non è stata esente da conseguenze personali per Weiwei stesso.

Altre opere rappresentano invece interpretazioni della realtà attraverso il corpo dell’Artista che diventa politico nella sua accezione più profonda. Come in “After the death of Marat” composta in mattoncini toy brick dove Ai è riverso su una spiaggia a ricordare la morte del piccolo Alan Kurdi, il bimbo siriano annegato a largo di Lesbo nel 2015 durante la fuga dal proprio paese. Oppure nel video “Dumbass” dove Weiwei in prima persona interpreta la sua detenzione segreta del 2011, attraverso una parodia di un video musicale heavy metal che diventa satira politica. E a seguire tutte le opere – tra le quali citiamo “Twitter Bird” in vetro, “Dropping a Han Dynasty Urn” in toy brick e “Left Right Studio Material” in frammenti di porcellana – raccolte in questa mostra imperdibile, che non vogliamo svelare ancora perché si tratta di un viaggio nei sentimenti umani da esperire direttamente in loco. Visitando Aftershock a l’Aquila – Capitale Italiana della Cultura 2026 – e lasciandosi coinvolgere pienamente nell’arte che è attivismo sociale, coscienza critica, storia di tutti e intima esperienza emotiva.

(crediti immagini: in apertura, la corte di Palazzo Ardinghelli, con l’opera “Camouflage Nets” dell’Artista Ai Weiwei abbinata ad un’opera in led che allude a un proverbio ucraino sulla guerra, crediti AI WEIWEI MAXXI L’Aquila_AI WEIWEI_Aftershock_Foto Allestimento @GiorgioBenni_Courtesy Fondazione MAXXI, a seguire il composit con l’opera “Straight” che dialoga con gli interni della sala e i resti della Chiesa di Santa Maria Paganica, ph_Marina De Benedictis; a chiudere, l’opera “After the death of Marat”, AI WEIWEI MAXXI L’Aquila_AI WEIWEI_Aftershock_Foto Allestimento@GiorgioBenni_Courtesy Fondazione MAXXI)

Ai Weiwei: Aftershock
Sino al 6 settembre 2026
MAXXI L’Aquila, Piazza Santa Maria Paganica, 15 – L’Aquila
biglietti e info: 800266300 dall’Italia | +39 3512428135 dall’estero
tutti i giorni dalle 10 alle 19 maxxilaquila@fondazionemaxxi.it
www.maxxilaquila.art
www.aiweiwei.com
www.instagram.com/aiww

più letti