Grandi mostre. L’universo Dalla si apre a Roma in Ara Pacis

E’ sempre alquanto imbarazzante ancorché inutile scrivere commemorando un musicista, perché la sua arte va ascoltata, non scritta. E parlare di Lucio Dalla vuol dire addentrarsi in un bosco intricato di sensazioni ed emozioni da cui è quasi impossibile cavarne fuori la testa. Quell’ometto barbuto e dallo sguardo penetrante, nascondeva dentro di sé un vulcano di energia e creatività che ben presto sarebbe esploso inondando la scena musicale italiana con un magma che avrebbe travolto le nostre atrofiche certezze e abitudini musicali. La sua “Paf bum” provocò non poche crisi coronariche al gotha della canzone nostrana, per non parlare della “4 marzo 1943” che fece tremare le vene ad una certa classe catto-democristiana che si sentì in dovere di epurarne parte del testo per non offendere la sensibilità dell’italietta televisiva. Un musicista e autore coraggioso, eclettico, polistrumentista e dalle multiple passioni, è quanto emerge dalla mostra “Lucio Dalla: anche se il tempo passa” che si apre oggi presso le sale espositive del Museo dell’Ara Pacis.
Una vasta collezione di memorabilia per capire meglio quello che c’era dietro l’artista, visto che quel che di sé ci mostrava sul palco era ben visibile a tutti. La sua vecchia polverosa Remington usata per scrivere quei testi intrisi di una poetica spesso straziante, a volte nebbiosa, che all’improvviso spiegava le ali raggiungendo con le sue melodie altezze inarrivabili. Quei fogli manoscritti o dattiloscritti dove vediamo, tra correzioni e cancellature, nascere il testo che avrebbe consacrato le sue canzoni al patrimonio musicale senza tempo. I suoi strumenti che padroneggiava sul palco: l’inseparabile clarinetto, il sax e lo stage piano Roland del suo ultimo concerto con ancora fissata con lo scotch la scaletta della serata. Le dozzine di cappelli di ogni foggia e colore che alternava al parrucchino per nascondere la sua precoce calvizie che insieme agli occhiali rotondi erano diventati il suo logo. L’interesse e la curiosità nell’osservare i suoi abiti di scena, i numerosi dipinti che lo ritraggono e le centinaia di fotografie sono velati però da un magone malinconico, dalla rassegnata consapevolezza che Lucio ci ha dato ormai tutto quello che il suo genio e la sua permanenza terrena gli hanno consentito. Per il tempo a venire potremo riascoltarlo, riascoltarlo e riascoltarlo ancora, col piacere di poter associare alle sue canzoni momenti ed emozioni saldamente connesse alle nostre vite vissute. (testo di Carlo Valenti)

Una vita piena di ricordi
Tanti sono gli amici che circondavano Lucio Dalla, il quale amava stare in compagnia e apprezzare le persone fantasiose. Così in conferenza stampa Carlo Verdone ricorda l’appuntamento con l’Artista a Roma, in Vicolo del Buco. “Per il mio film Borotalco, che rappresentava il rinascimento giovanile dopo gli anni di piombo, dovevo chiedere a Lucio alcune canzoni per la colonna sonora. L’appuntamento era nella sua casa a Vicolo del Buco 7, un posto inaspettato e nascosto per un bolognese, nel cuore della Roma belliana. E già questo mi fece pensare che dovesse amare moltissimo la mia città. Lucio aveva già visto i miei due film precedenti, ma temevo non volesse partecipare musicalmente a questa mia nuova pellicola che era in sostanza un omaggio alla sua arte. Invece Dalla era una persona particolare e generosissima e acconsentì. Il successo di pubblico addirittura lo commosse la sera della prima e il film fu premiato per la migliore colonna sonora grazie a lui. Un Artista totale, che ha saputo mixare la tradizione melodica italiana con altri generi su testi anche enigmatici e sempre nuovi”.

Alessandro Nicosia invece ribattezza la mostra “Lucio Dalla. Anche se il tempo passa” in “Universo Dalla” per sottolineare la quantità di memorabilia, video e manoscritti raccolti nella grande esposizione itinerante. E ricorda, fra curiosi episodi, che “La sera dei miracoli” è stata composta proprio in Vicolo del Buco. Infatti Dalla aveva dichiarato: Mi stupisco sempre più del rapporto che c’è tra me e Roma. Una città unica al mondo, un palcoscenico straordinario che unisce tutte le classi sociali, in cui non c’è contrasto, c’è voglia di stare insieme”.

Andrea Faccani sottolinea la sensibilità dell’Artista appassionato di pittura, verso i problemi dei non vedenti e non solo. Era un uomo sempre generoso con tutti, in particolare con i più sfortunati. E la mostra è curata in modo tale che sia fruibile anche per disabili, non vedenti e non udenti. In più, uno spazio didattico è dedicato ai bambini e alle scuole.

Renzo Arbore ci tiene a ricordare – definendosi “il più antico amico di Lucio Dalla” le passioni in comune con l’Artista bolognese: il clarinetto jazz e la Puglia. Rivelandoci inoltre il primo incontro fra i due che avvenne quando Arbore aveva 7 anni e il piccolo Lucio veniva al seguito della madre modista – la Sig.ra Melotti – in casa Arbore dove lei confezionava vestiti al padre. Dopo diversi anni, i due si sono rivisti in ambito musicale e Arbore ebbe la possibilità di notare subito le peculiarità artistiche di Dalla che giovanissimo aveva già composto due canzoni uniche, dimostrando la sua natura eclettica: la melodica “Il cielo” (1967) e la scoppiettante “Cos’è Bonetti” (1968). E così via, a creare poesia per tutta la vita. (testo di Marina De Benedictis)

Promossa e prodotta da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è organizzata e realizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare con il sostegno di Regione Lazio. L’esposizione, a cura di Alessandro Nicosia con la Fondazione Lucio Dalla, è patrocinata da RAI con la partecipazione di Archivio Luce Cinecittà. Special partner Lavoropiù. Supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura. Con la collaborazione tecnica di Universal Music Publishing Group, SIAE Società Italiana degli Autori e degli Editori, BIG|Broker Insurance Group. Catalogo Skira editore. Sponsor tecnico Città del Sole. (crediti foto: in apertura, una veduta della mostra in Ara Pacis_Lucio Dalla. Anche se il tempo passa_Ph. Monkeys Video Lab; a seguire: Lucio Dalla_Foto ritratto Archivio fotografico Pressing Line – M. Viola © Riproduzione riservata; uno scatto che ritrae Renzo Arbore e Carlo Verdone mentre si salutano, nella conferenza stampa del 21 settembre a Roma_ph Marina De Benedictis)

LUCIO DALLA. Anche se il tempo passa
22 settembre 2022 – 6 gennaio 2023
Museo dell’Ara Pacis_Via di Ripetta 180 Roma
Tutti i giorni 9.30 – 19; 24 e 31 dicembre 9.30-14.0; giorni di chiusura: 1° gennaio e 25 dicembre; ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
Info: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00); www.arapacis.it; www.museiincomune.it; www.zetema.it