La summa delle opere fotografiche. Le immagini di donne potenti e bellissime. I “Big Nudes” ieratici degli anni ’80 e tanto altro ancora. Il mondo misterioso e intriso di sensualità del grande fotografo berlinese è in mostra a Roma al Museo dell’Ara Pacis sino al 10 marzo 2024 nella esposizione “Helmut Newton. Legacy”. Oltre 200 scatti in diversi formati di cui 80 esposti per la prima volta nella Capitale, suddivisi in sei sezioni temporali: dagli esordi degli anni Quaranta e Cinquanta in Australia fino agli ultimi anni di produzione, passando per gli anni Sessanta in Francia, i Settanta negli Stati Uniti, gli Ottanta tra Monte Carlo e Los Angeles e i numerosi servizi in giro per il mondo degli anni Novanta. In più, una collezione di fashion magazine che hanno pubblicato servizi di moda (da Vogue a Max) rendendo ancor più iconico questo grande creativo, che così si definiva “Non sono un artista. Sono un fotografo”. Numerosi, infatti, i nomi del mondo della Moda per i quali Newton ha realizzato scatti memorabili e fuori dal comune, caratterizzandosi in uno stile unico dove traspare sempre qualcosa di fortemente sensuale: da YSL a Chanel, da Mugler a Versace. E poi una serie di ritratti capaci di cogliere – in un inconfondibile b/n o attraverso il bel colore saturato – gli aspetti più reconditi e inaspettati di personaggi come Karl Lagerfeld, Andy Warhol, Mick Jagger, Catherine Deneuve o Liz Taylor. Di sé Newton diceva «Il mio lavoro come fotografo ritrattista è quello di sedurre, divertire e intrattenere». Tante le esperienze professionali di questo instancabile fotografo in tutto il mondo e anche in Italia, con gli splendidi scatti realizzati a Capri, Firenze, Roma, Venezia. Ma è il dettaglio che fa di Newton il fotografo sui generis, come i richiami nei particolari di shooting a grandi artisti o registi: Magritte, Fellini, Hitchcock, Truffaut. (crediti foto: in apertura l’allestimento, Helmut Newton_Ara Pacis_ph Monkeys Video Lab: Helmut Newton, Elsa Peretti vestita da coniglio. New York, 1975/Elsa Peretti as a Bunny. New York, 1975 ©Helmut Newton Foundation; a seguire: Helmut Newton, Amica. Milano, 1982/Amica Milano 1982 ©Helmut Newton Foundation; Helmut Newton, Vogue Italia. Como, 1996/Italian Vogue. Como, 1996 ©Helmut Newton Foundation)
L’esposizione, curata da Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation, e da Denis Curti, direttore artistico de Le Stanze della Fotografia di Venezia, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Marsilio Arte, organizzata da Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in collaborazione con la Helmut Newton Foundation di Berlino. Con il sostegno di Rinascente. Fashion Partner: Vogue. Travel Partner: Ferrovie dello Stato Italiane. Media Partner: La Repubblica, Rai Cultura, Rai Pubblica Utilità. Radio ufficiale: Radio Monte Carlo. Il catalogo è pubblicato da Taschen. La mostra è progettata per essere fruibile da tutto il pubblico, grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità e Rai Cultura, con il Dipartimento Politiche sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e Cooperativa Segni d’Integrazione – Lazio e con Radici Società Cooperativa Sociale.
Helmut Newton_bioIl fotografo, all’anagrafe Helmut Neustädter cognome anglicizzato poi in Newton, nasce a Berlino nel 1920 da una benestante famiglia ebrea e già a 12 anni dimostra familiarità con la macchina fotografica tanto che a 16 lavora come apprendista dalla famosa fotografa di moda Yva, sperimentando i suoi primi autoritratti, inscenati con grande sicurezza. Nel 1938 è costretto a lasciare la Germania a causa delle persecuzioni antisemite. Dopo alcuni viaggi durante i quali lavora come fotoreporter, nel 1945 apre a Melbourne un piccolo studio e successivamente inizia a collaborare con Vogue Australia, British Vogue e con Henry Talbot, un collega fotografo tedesco. Nel 1961 si trasferisce a Parigi con la moglie June e afferma il suo stile grazie ai lavori per Vogue France, Elle France e Queen. Si mostra subito in grado di catturare lo spirito dei tempi, senza limitarsi alla rappresentazione dell’abbigliamento come accessorio e proponendo una fotografia dal taglio metafisico. Nel 1981 sviluppa un nuovo concetto visivo che desta scalpore per Vogue Italia e Vogue France: chiede alle modelle di spogliarsi dopo un servizio fotografico e le ritrae nella stessa identica posa, ma nude. Negli anni ’90 Newton usa un approccio più all’avanguardia, lavorando sia per editoriali di moda che con stilisti come Chanel, Thierry Mugler, YSL che con altri clienti come Swarovski e Lavazza. In occasione del suo ottantesimo compleanno, gli viene dedicata una retrospettiva alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Nel 2004 muore a Los Angeles solo pochi mesi prima dell’apertura della sua Fondazione a Berlino, della quale diventa presidente la moglie June.
Helmut Newton. LegacyMuseo dell’Ara PacisSino al 10 Marzo 2024Via di Ripetta n. 180 RomaTutti i giorni h 9.30 – 19.30. 24 e 31 dicembre h 9.30 – 14. Chiuso 1° maggio e 25 dicembre; ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.Info: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)www.sovrintendenzaroma.itwww.museiincomuneroma.itwww.arapacis.itwww.zetema.itwww.mostrahelmutnewton.it