Chi esce entra. La mostra d’arte nell’ex discoteca di via Gregoriana si è conclusa per lasciar spazio ai restauri

Chi esce entra. A Tribute Exhibition to a Disappearing Building: la mostra temporanea organizzata dalla Biblioteca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte al 9 di Via Gregoriana a Roma con la curatela di Simon Würsten Marin, chiude i battenti con 18.000 presenze per poi iniziare un nuovo percorso. Questo spazio, inaugurato nel 1911 come galleria dall’artista, collezionista e mercante d’arte Ludovico Spiridon, ha attraversato diverse mutazioni. E’ stata la sede de LaCageauxfolles, la notissima discoteca degli anni ’80, per poi subire la chiusura definitiva e il completo abbandono. Dimenticata per quasi trent’anni, è oggi una rovina contemporanea nascosta in un palazzo del centro storico. Ma questo spazio è destinato nuovamente a trasformarsi per diventare un’estensione della Bibliotheca Hertziana e accogliere il suo nutrito archivio. E, prima del restauro, è stata data la possibilità al pubblico degli amanti dell’arte di visitare la location e le opere che sono state lì ospitate da ottobre a novembre. Due le dozzine di artisti chiamati a dialogare con le proprie tecniche creative con le architetture in rovina: Louise Bourgeois; Francesca Cornacchini; Jesse Darling; Eva Fàbregas; Tarik Hayward; Margaretha Jüngling; Thomas Julier; Corrado Levi; Tarik Kiswanson; Paul Maheke; Marie Matusz; Mónica Mays; Hana Miletić; Effe Minelli; Lulù Nuti; Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi; Aurélien Potier; Hannah Quinlan & Rosie Hastings; Prem Sahib; Davide Stucchi; Grégory Sugnaux; Ian Waelder; Rachel Whiteread e Vincenzo Agnetti, la cui opera dà il via al titolo della mostra e offre anche la chiave interpretativa, poiché scomparire significa tornare in un’altra forma.

La nostra esperienza
Varcare la soglia di via Gregoriana 9 è stato come immergersi in una dimensione altra, sospesa, mentre fuori scorre la vita quotidiana nel centro storico di Roma. Il corridoio della ex discoteca LaCageauxfolles – bruciato a suo tempo da un incendio che ne decretò poi la chiusura definitiva – è rosso scarlatto grazie alla illuminazione che diventa installazione dell’artista Prem Sahib. Subito ci risucchia ingoiandoci per poi catapultarci in una stanza/agorà circolare che ci sembra simbolicamente il centro di questo “organismo” pieno di memoria: un tempo pista da ballo anni ’80 dal pavimento nero e i ballatoi per ospitare le esibizioni delle drag queen, ora contenitore temporaneo di arte. Sui muri scheggiati sopravvivo piccoli retaggi del passato, come alcune decorazioni a tema safari dei primi del ‘900 o parti di marmi e dettagli di arredamenti da disco music. Negli spazi underground ormai totalmente in decadenza, emergono tra i gli artisti alcune opere di notevole presenza scenica, come quelle di Eva Fàbregas, con Exudates, 2024–in corso, Thomas Julier, con 2024-09-25 16:33-38, 2024-09-25 11:20:46, 2025, Paul Maheke con The dance floor could never be a story with one voice. The dance floor is packed with stories all pulsating with their own experiences and needs, 2017.

Il progetto della mostra site specific
Simon Würsten Marin, curatore della mostra, ha dichiarato:“Per questo progetto molto speciale, ho scelto artisti il cui lavoro non solo dialoga visivamente con lo spazio, ma risuona anche con la sua storia e con le sfide culturali legate alla trasformazione dell’edificio. Ciascun artista in mostra, a modo suo, è interessato alla memoria e a come essa si manifesta attraverso l’architettura. Molti degli artisti adottano una posizione critica nei confronti delle narrazioni storiche istituzionali e del modo in cui esse escludono o addirittura cancellano determinate realtà o prospettive. L’arte permette loro di attirare l’attenzione su queste omissioni e rimozioni. Attraverso le loro opere, molte delle quali create in situ, questi artisti ci invitano non solo a vivere questo sito eccezionale, ma anche a riflettere su come la memoria collettiva venga costruita e influenzi il nostro senso di identità”. La mostra è un’iniziativa di Rome Contemporary, un focus di ricerca del dipartimento di Tristan Weddigen, ed è promossa dalla Fondazione Max Planck che in collaborazione con la Bibliotheca Hertziana sta preparando il nuovo progetto di ristrutturazione. A accompagnare la mostra, un volume edito da Dario Cimorelli Editore, a cura di Simon Würsten Marin, con saggi di Tristan Weddigen, Simon Würsten Marin, Margherita Fratarcangeli, He Shen, con un’ampia documentazione storica e di ricerca sull’edificio e sull’esposizione. (crediti foto: immagini di Marina De Benedictis, in apertura una veduta della mostra Chi esce entra, Via Gregoriana 9 Roma, 2025; a seguire il composit che comprende le opere di Prem Sahib, Man Dog, 2020; Francesca Pionati, SEAT, 2025; Eva Fàbregas, Exudates, 2024–in corso; Thomas Julier, 2024-09-25 16:33-38, 2024-09-25 11:20:46, 2025; una veduta delle installazioni/Chi esce entra, Via Gregoriana 9 Roma, 2025; in chiusura, un dettaglio della installazione luminosa e sonora nel corridoio, di Prem Sahib, Man Dog, 2020)

Biblioteca Hertziana
Via Gregoriana, 22 Roma
www.biblhertz.it

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